I bignè di San Giuseppe

San Giuseppe
1809 – Il friggitore, Acquaforte di Bartolomeo Pinelli

Dal 10 al 18 marzo 2017

Eccoci alla prima ricetta legata alla tradizione romana che mi appartiene.
Ed in questo periodo non potevo non farvi provare una vera delizia: i bignè di San Giuseppe!

Il personaggio di S. Giuseppe è sempre stato molto venerato dal popolo romano.
Di questo sono testimonianza le tante chiese costruite a Roma in suo onore.
Per questi motivi il 19 Marzo è sempre stata una data particolare a Roma e la festa di San Giuseppe è sempre stata accompagnata da grandi festeggiamenti: nella Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, al Foro, la confraternita dei Falegnami organizzava solenni festeggiamenti e banchetti a base di frittelle e bignè, da cui il detto romano “San Giuseppe frittellaro”.
La tradizione nell’800 è talmente radicata tra il popolo che viene ricordata da poeti e scrittori come il Belli e Zanazzo, fino alla più recente preghiera a “San Giuseppe frittellaro” di Checco Durante del 1950.
Di quella che agli inizi del secolo Giggi Zanazzo definiva “ffesta granne”, durante la quale i “cristiani bbattezzati” mangiavano frittelle e bignè a tutto spiano, è rimasto negli anni recenti solo un pallido ricordo nel quartiere Trionfale.
Momento clou della festa era l’invasione nelle strade dei friggitori, con i loro “apparati, le frasche, le bbandiere, li lanternoni, e un sacco de sonetti stampati intorno ar banco, indove lodeno le fritelle de loro, insinenta a li sette cèli”.
Il testo dei cartelli osannava i miracolosi poteri dei dolci venduti: “E chi vuol bene mantenersi sano / di frittelle mantenga il ventre pieno”, in grado di far tornare la vista ai ciechi, la parola ai muti e persino di far camminare gli storpi… nemmeno una parola però rispetto agli effetti di queste “abbuffate” sul fegato!

Noi, proprio per evitare questi effetti, e come da nostra filosofia, li cuoceremo in forno!